Partito per l’Italia, Renzi dice: Meno tasse al ceto medio e chiusura di Equitalia entro il 2018. Ma sarà vero?

renziQuante promesse fatte dal signor Renzi su Twitter e Facebook  dal suo ufficio di Palazzo Chigi e noi di Partito per L’ Italia gli staremo con il fiato sul collo. Renzi affronta tanti temi di grande attualità, tra cui il calo delle tasse al ceto medio e la chiusura di Equitalia entro il 2018. Per quanto riguarda il calo delle tasse al ceto medio, Renzi ha ribadito che ciò avverrà molto probabilmente con le aliquote Irpef, o in un altro modo, ma che sarà un priorità della Stabilità 2017.

Per quanto riguarda invece la chiusura di Equitalia, la sua al momento è solo un’ipotesi, tutta da vagliare anche perché la riorganizzazione di Equitalia richiede un impegno non indifferente. Nel corso della diretta, Renzi ribadisce di voler creare un fisco amico, che sia dalla parte dei contribuenti e che trovi le soluzioni giuste per pagare, ma in modo equo. Renzi garantisce di voler compiere questo grande passo, ma se realmente lo facesse, cosa ne sarebbe delle cartelle già emesse?

Probabilmente rientreranno in una sorta di condono, come è stato già fatto negli ultimi due anni, e il contribuente pagherebbe una cifra ben inferiore a quella richiesta di solito comprensiva di sanzioni e interessi gravosi. Renzi manterrà le promesse? Staremo a vedere, e Partito per l’Italia vigilerà se il premier adempierà del tutto le promesse o se invece è un modo per attirare l’attenzione in vista delle elezioni!

Partito per l’Italia: GDF e equitalia convertirsi per aiutare i contribuenti

partitoPartito per l’Italia: L’incubo di Equitalia continua a tormentare i sogni dei contribuenti che, stremati dalla crisi e dal commercio che non decolla, sprofondano in un baratro da cui è praticamente impossibile riemergere. A dire il vero la soluzione ci sarebbe: basterebbe riconvertire GDF ed Equitalia in enti che tendono la mano ai contribuenti e che accolgono le difficoltà incontrate dagli imprenditori non come volontà di non pagare ma come richiesta di aiuto immediato per sollevarli dalla disperazione.

GDF ed Equitalia dovrebbero camminare a fianco dei cittadini onesti impossibilitati a pagare le somme inverosimili richieste, calcolate con interessi sempre maggiori, e trovare una soluzione alle loro difficoltà. La loro collaborazione, quindi, non dovrebbe avere l’obiettivo di creare maggiori difficoltà ai contribuenti, ma di agevolarli e di metterli in condizioni di pagare senza interessi e a rate, possibilmente estinguendo anche debiti molto vecchi, che gravano spesso sulle famiglie con eccessiva onerosità.

Permettere agli imprenditori di respirare una boccata di ossigeno è fondamentale per lavorare con serenità, e la collaborazione di GDF ed Equitalia come affiancamento alla ricerca di una soluzione adeguata può essere di grande aiuto per far tornare il sorriso sul viso di tante persone disperate. Riscuotere le tasse per GDF ed Equitalia dovrebbe diventare un dovere al servizio del cittadino e delle sue possibilità.

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Federico Albani
Presidente Partito per l’Italia

7 miliardi di tasse locali in più in soli due anni

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Le tasse locali sono sempre in continuo aumento, ma negli ultimi due anni sono davvero salite vertiginosamente: ben sette miliardi in più di imposte locali tra il 2013 e il 2015. Il dato è stato calcolato dal Servizio Politiche Territoriali della Uil e comprende Irpef, Imu, Tasi, Tariffa Rifiuti. L’indagine ha passato a setaccio le tasse locali tra il 2013 e il 2015, tra Governo Letta e Governo Renzi, e ha stimato questo gettito globale che ha poi calcolato singolarmente per ogni tassa locale: pare che il gettito per l’Imu-Tasi sugli immobili diversi dalla prima casa è aumentato rispetto al 2013 di 1,5 miliardi di euro, quello per l’Irpef Regionale di 1,4 miliardi di euro, quello per l’Irpef Comunale di 469 milioni di euro, quello sulla Tari di 556 milioni di euro.

Nel 2013 un sostanziale aumento è stato dato dalla tassa sulla prima casa nel 2013, che generò un gettito di 625 milioni di euro, mentre l’aumento tra il 2014 e il 2015 è stato pari a 220 milioni di euro. Quindi, con questo possiamo dire che, se per molti contribuenti gli 80 euro hanno permesso di diminuire la pressione fiscale, lo stesso non si può dire di tanti altri milioni di italiani che non riescono a pagare le imposte.

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Falsi invalidi, per loro lo stato spende 5 milardi all’anno

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L’allarme del commissario alla spending review viene confermato dai dati degli assegni di invalidità corrisposti vin alcune regioni: in Calabria sono, in proporzione agli abitanti, almeno il doppio di quelli erogati in Emilia Romagna. Carlo Cottarelli aveva denunciato le anomalie evidenti nella distribuzione territoriale delle pensioni di invalidità, ma è rimasto inascoltato. Eppure è così: in Italia si pagano 2 milioni 980.799 tra pensioni e indennità di accompagnamento oltre agli assegni per ciechi e sordomuti, agli invalidi civili. Purtroppo i dati confermano che nel Sud le pensioni di invalidità rappresentano una forma di sussidio e per tanto tempo hanno mitigato la scarsa presenza dello Stato al Sud.

E non solo, sono anche aumentate da un milione 980 mila a quasi tre milioni! In verità, qualcuno a suo tempo lasciò fare e utilizzava la concessione degli indennizzi come un elemento per stabilire una sorta di equilibrio tra nord e sud. La politica clientelare ha ancora degli strascichi che non scompariranno presto, ma Partito per l’Italia lotterà affinché i cittadini di nord e sud siano tutti uguali e le pensioni di invalidità siano concesse a chi ne ha bisogno. Nonostante tanti controlli, sono sempre tante le persone beccate e, grazie all’intervento di persone laboriose, vengono cancellate pensioni false.

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Partito per l’Italia: Sanità, basta tagli, bisogna eliminare lo spreco

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Dopo le sorprendenti affermazioni del ministro per la salute Beatrice Lorenzin sui tagli alla sanità, ecco subito la risposta di Valeria Ciarambino del Movimento 5 Stelle, presidente della Commissione Trasparenza in Consiglio regionale della Campania e membro della Commissione Sanità, che dice: “Ci sorprende che a criticare i tagli alla sanità campana, avvenuti senza poi riorganizzare ed efficienza, sia il ministro del Governo che più ha tagliato sulla sanità pubblica e che ha tagliato oltre 200 prestazioni sanitarie. Dopo le dichiarazioni della Lorenzin sui tagli in Campania, ci auguriamo che il Governo si renda conto delle condizioni in cui versa la sanità e trasferisca le risorse che spettano alla terza regione d’Italia”.

La Ciarambino tuona contro gli sprechi, che sono quelli che andrebbero evitati piuttosto che fare sempre tagli alla sanità, e si augura che De Luca si faccia valere in sede di Conferenza Stato-Regioni per ottenere un diverso riparto del fondo sanitario nazionale, viste le penalizzazioni che hanno colpito la sanità in Campania. Valeria Ciarambino parla anche di ridurre il sovraffollamento nei pronto soccorso e di combattere l’ingolfamento degli ospedali valorizzando la rete d’assistenza sui territori. Altri obiettivi condivisi dal M5S sono quelli di ridurre le liste d’attesa per gli ammalati oncologici in Campania, con soluzioni già adottate in altre regioni e che hanno dato esiti positivi.

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Richieste di cassa integrazione in aumento

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Nei mesi di gennaio e febbraio le richieste di cassa integrazione sono aumentate del 6,9% rispetto allo scorso anno, sfiorando i 117 milioni di ore. L’aumento è dovuto ad un forte incremento delle richieste di cassa integrazione straordinaria Cigs, di cui il +35,7% viene dal settore industriale, mentre la cassa integrazione ordinaria (Cigo) registra un calo di richieste pari al 60%. Il motivo della diminuzione di quest’ultima è dovuto all’entrata in vigore del Jobs Act, che ha bloccato le approvazioni delle richieste fino allo scorso febbraio. Anche la cassa integrazione in deroga ha subito un aumento di richieste pari al 25,6%, mentre pare diminuiscono le richieste di disoccupazione e mobilità, registrando un 32,2% rispetto allo scorso anno. Continua purtroppo la crisi aziendale ed è evidente che, se non diminuisce la richiesta di Cigs, non ci sarà alcun cambiamento in positivo per quanto riguarda l’occupazione nel nostro Paese.

Come già detto, sin dall’inizio del 2016 le prospettive non hanno fatto registrare nulla di positivo, anche se riduzione della richiesta di sussidi potrebbe illudere che la situazione sia migliorata.  Un lieve cambiamento c’è stato solo nelle regioni del Nord-Ovest, dove sono state richieste meno ore di Cig. Secondo il nostro parere, come sostenitori di Partito per l’Italia, l’unica via d’uscita per risolvere questa situazione è quella di creare una politica di rilancio dell’intero sistema produttivo, degli investimenti e dei consumi interni.

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Si profila all’orizzonte una nuova sanatoria Equitalia. Ci sarà quindi una rottamazione delle cartelle?

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Sempre più spesso si parla di rottamazione cartelle Equitalia, ma questa volta, più che di un condono tra ente e debitore, si tratta piuttosto di un compromesso. Il nuovo disegno di legge infatti prevede una sorta di patteggiamento tra Equitalia e debitore, che si differenzia per due punti:

contribuenti in grave difficoltà economiche, che hanno cartelle con oltre il 50% di ruoli esecutivi antecedenti al 31 dicembre 2010 e quindi debiti vecchi;

contribuenti in momentanea difficoltà finanziaria, che hanno oltre il 50% di cartelle con ruoli esecutivi risalenti a prima del 31 dicembre 2012. Ma la novità fondamentale del ddl è la modalità con cui si svolgerà la pratica: infatti, pare che il ddl preveda l’accordo tramite procedura d’ufficio, direttamente proposta da Equitalia al contribuente ed all’ente creditore, sia che si tratti di Agenzia delle Entrate sia che si tratti di INPS. La proposta con il saldo del debito e l’accettazione del contribuente dovrebbe avvenire via PEC. La proposta del disegno di legge prevede inoltre: eliminazione delle sanzioni, interessi e aggio di riscossione; riduzione del debito; l’agenzia di riscossione è obbligata ad accettare il piano di rientro. Tante però le polemiche, soprattutto per quanto riguarda i tempi previsti per i pagamenti, non ritenuti congrui secondo la Confedercontribuenti. Staremo a vedere gli sviluppi.

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Federico Albani
Presidente Partito per l’Italia

Per le partite iva è come se ci fosse un socio che vive alle sue spalle

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Il mondo delle partite è controllato e diretto da una classe dirigente che sfrutta le tasse pagate dagli esercenti per ingrossare il portafogli e campare a sue spese. Proprio così! Noi del Partito per l’Italia sosteniamo che ogni partita è come se avesse un socio parassita che vive alle sue spalle, che detta regole in maniera decisa, che partecipa ad ogni iniziativa e impone comportamenti e modalità di lavoro.

Oltre a questo, il socio all’improvviso cambia le regole del gioco per trarle a suo vantaggio, imponendo leggi che sfruttano il lavoro delle partite iva reclamando un dividendo che supera il 65% dei guadagni, che purtroppo esige anche se l’attività è in perdita. Nella gestione delle attività il parassita pretende formalità, burocrazia e regole inderogabili. In più, come se non bastasse, se hai denari depositati in qualche istituto, li affida a persone disoneste e corrotte che non te li ridaranno più indietro perché li hanno investiti nei loro sporchi affari.

Il socio, che altri non è che il governo, avanza sempre pretese e giorno dopo giorno sembra che faccia finta di non capire la situazione reale dei cittadini con partite iva. Che comunque considera ladri!

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Federico Albani
Presidente Partito per l’Italia

Partito per L’Italia: Difendiamoci e facciamo sentire la nostra voce

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Mi sono ribellato alla situazione attuale che vede pian piano i cittadini sprofondare nella povertà e nella depressione, e ho capito che per ottenere qualcosa bisogna ribellarsi e farsi sentire. Come sostenitore di Partito per l’Italia voglio dire che non potevo rimanere nell´anonimato, ma voglio dare un sostegno a coloro che giorno dopo giorno vengono massacrati e vivono nella paura e non si ribellano perché reprimono le loro emozioni.

Invece dobbiamo alzare la testa, perché ci opprimono grazie agli strumenti forniti dal nostro stesso lavoro. Le tasse che noi paghiamo loro le utilizzano per assillarci e in più creano dissidi e odio, anche tra noi stessi. A poco a poco ci prendono tutto, case, terra e tutte le nostre risorse, fino a lasciarci impotenti nel poter reagire.

Gli autonomi sono per loro degli evasori, ma cosa ne sanno cosa ci sta dietro ad un’attività commerciale traballante che sta in piedi perché il proprietario non può neanche chiudere poiché non sa dove andare? Come sostenitore del Partito per l’Italia non posso stare a guardare e anche se le mie parole possono nuocere devo dire ciò che penso così non avrò proprio nulla da rimproverarmi.

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Federico Albani
Presidente Partito per l’Italia

 

Ho la partita Iva” in Italia per molti oggi equivale a dire: “Ho una malattia incurabile”.

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Per non rimanere incastrati in un sistema che poi si ritorce contro, occorre fare attenzione quando si apre una partita. Aprire una partita non dovrebbe essere un male, ma per essere preparati a cosa aspetta è bene ascoltare qualche consiglio dato proprio dai commercialisti. Prima di tutto, bisogna fare attenzione a passare da un lavoro dipendente ad uno autonomo: se la richiesta è fatta dal datore di lavoro, devi sapere che sei una finta partita Iva, ovvero una persona che svolge un lavoro dipendente mascherato da lavoro autonomo. Inoltre, un’altra cosa importante che devi sapere è che puoi usufruire del regime fiscale dei minimi solo fino a 35 anni. Il regime dei contribuenti minimi è una tassazione totale di circa il 33% di ciò che guadagni, di cui il 5% è di Irpef e il 28% è di Inps.

Le tasse di contribuzione sono aggravate dai costi degli acconti sulle tasse dell’anno successivo. In pratica, tra giugno e agosto dell’anno in corso pagherai le rate delle tasse relative alla tua dichiarazione dei redditi dell’anno precedente, e in più anche l’acconto sulle tasse dell’anno successivo.

A tutto questo si aggiunge il costo del commercialista, indispensabile per fare la dichiarazione dei redditi. Quindi, per sostenere i costi della partita iva, l’attività deve funzionare e far fronte a tutte le spese.

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Federico Albani
Presidente Partito per l’Italia